La terapia antiormonale

La terapia antiormonale

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Alcuni tumori della mammella utilizzano gli ormoni estrogeni per crescere. Bloccare questo meccanismo con dei farmaci mirati rappresenta una terapia estremamente efficace.
Cosa sono esattamente gli ormoni estrogeni? Possiamo considerarli dei messaggeri che trasportano certe informazioni e istruzioni a diversi organi del corpo. Infatti gli estrogeni ne regolano diverse funzioni, soprattutto nella donna. Nell’uomo, invece, sono presenti livelli di estrogeni molto bassi.
Nelle donne in età fertile gli estrogeni regolano i cicli mestruali e hanno anche un ruolo nelle funzioni degli organi genitali, delle ossa e del metabolismo e sono prodotti dalle ovaie. Dopo la menopausa, quando le ovaie smettono di funzionare, i livelli di estrogeni nell’organismo della donna calano ma non si azzerano. Infatti gli estrogeni continuano ad essere prodotti in misura ridotta da altri tessuti dell’organismo, tra cui il tessuto adiposo, chiamato comunemente grasso.
Gli estrogeni sono dunque degli ormoni naturalmente presenti nell’organismo e con delle funzioni utili.
Ma che cosa centrano gli estrogeni con il tumore della mammella? Alcuni tumori della mammella possono imparare ad utilizzare gli estrogeni per crescere. Si può dire che in questi casi i tumori utilizzano gli estrogeni come nutrimento. Ecco allora che avere delle terapie in grado di togliere questo cibo al tumore può risultare estremamente utile ed efficace.
Una precisazione importante: non tutti i tumori della mammella utilizzano gli estrogeni per crescere ma solo quelli che presentano i recettori per gli estrogeni. Questi sono delle proteine in grado di legarsi agli estrogeni stimolando la cellula tumorale a crescere e a replicarsi. Un tumore con queste caratteristiche è detto ormonopositivo. Per sapere se il tumore è ormonopositivo è possibile leggere il referto dell’esame istologico, che descrive le caratteristiche del tumore attraverso la sua analisi al microscopio. In questo referto, per esempio, il tumore presenta una positività del recettore per gli estrogeni maggiore del 90%. Per essere considerato ormonopositivo il tumore deve avere una positività dei recettività per gli estrogeni maggiore dell’1% e preferenzialmente superiore al 10%
Ora che ne sappiamo un po’ di più sugli estrogeni scopriamo quali sono le terapie disponibili per bloccarli. Possiamo individuare tre strategie.

  1. Prima strategia: bloccare la produzione di estrogeni a livello delle ovaie. Poiché, come abbiamo visto, le ovaie producono estrogeni fino a quando arriva la menopausa, questa strategia può essere applicata alle donne in età fertile. A livello pratico, vengono fatte delle punture intramuscolo ogni 28 giorni oppure ogni 3 mesi. Tra i farmaci più usati in questa strategia ci sono la Leuprorelina, la Triptorelina e il Goserelin. Nel complesso queste terapie hanno lo scopo di abbassare i livelli di estrogeni attraverso l’induzione di uno stato di menopausa. Sebbene questa strategia sia molto efficace, spesso da sola rischia di non essere sufficiente. Per questa ragione si abbina ad un’altra delle due strategie che ora vedremo.
  2. Seconda strategia: bloccare la produzione di estrogeni negli altri tessuti dell’organismo. Come abbiamo visto, gli estrogeni vengono prodotti anche da altri tessuti, soprattutto il tessuto adiposo. Questo fatto, spesso sottovalutato, ci fa capire che tanto più è abbondante il tessuto adiposo, tanto più alti possono essere i livelli di estrogeni nell’organismo. Ecco perché in caso di tumore della mammella ormonosensibile è importante evitare il sovrappeso. In particolare, nelle donne in menopausa, una quota importante di estrogeni è prodotta dal tessuto adiposo, visto che le ovaie hanno smesso di funzionare. Quindi, bloccando la produzione di estrogeni nei tessuti, i loro livelli nelle donne in menopausa tenderanno ad azzerarsi. I farmaci più spesso usati in questa strategia si chiamano Anastrozolo, Letrozolo ed Exemestane e sono delle compresse che si prendono una volta al giorno. Diversamente, in età fertile, gli estrogeni sono prodotti sia dalle ovaie sia da altri tessuti e questa strategia non è sufficiente per ottenere un blocco della produzione di estrogeni. Nelle donne che per ragioni di età non sono ancora in menopausa è quindi è possibile utilizzare questi farmaci mettendo però in pausa le ovaie grazie alla prima strategia di cui abbiamo parlato, cioè le punture di Leuprorelina, di Triptorelina o di Goserelin.
  3. Terza strategia: bloccare l’azione degli estrogeni. Con questa strategia, a differenza delle prime due, non si eliminano gli estrogeni dall’organismo ma si impedisce che questi funzionino, inattivando la loro azione. Molta ricerca si sta concentrando su questa strategia e nei prossimi anni potrebbero essere disponibili nuovi farmaci con questo meccanismo d’azione. I farmaci ad oggi disponibili sono Il Tamoxifene e il Fulvestrant. Il Tamoxifene è un farmaco che impedisce agli estrogeni di legarsi ai loro recettori e può essere utilizzato in età fertile e talvolta anche in menopausa. È una compressa che si prende una volta al giorno. Il Fulvestrant è un farmaco che degrada i recettori degli estrogeni e può essere usato nelle donne già in menopausa o che sono entrate in menopausa grazie a farmaci che bloccano l’attività delle ovaie, cioè le punture descritte nella prima strategia. È una puntura intramuscolo che si deve fare ogni 28 giorni ad eccezione delle prime due punture che si fanno a distanza di 14 giorni l’una dall’altra.
Abbiamo visto le strategie disponibili per bloccare gli estrogeni, gli ormoni utilizzati dai tumori della mammella ormonosensibili per crescere. Una domanda che spesso viene fatta su questi farmaci antiormonali è “quali sono gli effetti collaterali?” . Sebbene ogni farmaco presenti delle proprie caratteristiche, è possibile tracciare un profilo di effetti collaterali comuni. Va premesso che nella maggior parte delle persone i disturbi sono complessivamente contenuti oppure diminuiscono nel tempo e comunque si possono alleviare con degli accorgimenti. In generale, poiché questi farmaci bloccano gli estrogeni, i disturbi che potrebbero insorgere sono simili a quelli della menopausa che è la condizione fisiologica in cui gli estrogeni si riducono. I più frequenti sono: le vampate di calore, le sudorazioni notturne, l’irrigidimento articolare, la secchezza vaginale e, in alcuni casi, una maggiore fragilità ossea e disturbi del sonno. Ci soffermeremo meglio della gestione e la cura di questi effetti collaterali in altri video ma per ogni dubbio o domanda raccomandiamo di rivolgersi sempre al proprio oncologo.
Bene, spero che questo video vi sia stato utile. Se volete potete lasciare un commento o condividere il video. Se avete delle domande o delle curiosità scriveteci pure qua sotto.
Dal CRO vi salutiamo e ci vediamo nel prossimo video.

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